Chiusura Ilva: fine di un’era tra arresti e ombre.

Una fine non troppo imprevedibile per molti, ma che segna, in ogni caso, una data storica per Taranto.

ilva.jpgL’Ilva, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, chiude i battenti “in modo immediato e ineluttabile” con “l’impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività”.

E’ questa la bomba che è scoppiata lo scorso lunedì, una giornata particolarmente rovente per lo stabilimento diretto da Bruno Ferrante. Infatti, alle 6 del giorno stesso, sono partite tre ordinanze di custodia cautelare, che hanno comportato l’arresto per tre dirigenti e i domiciliari per altri quattro. Tra questi, compaiono i nomi di Emilio Riva e suo figlio Fabio (già ai domiciliari, ma attualmente irreperibile), accusati a vario titolo di corruzione, concussione e associazione a delinquere. Nel dettaglio, avrebbero cercato di corrompere politici, periti e imprenditori vari al fine di nascondere o alterare quelli che sono i dati riguardanti l’attività inquinante dell’industria.

Ma c’è dell’altro, purtroppo.  Il gip Patrizia Todisco ha parlato dell’Ilva come “un sistema gelatinoso”, secondo il quale lo scopo finale era ricevere un trattamento favorevole da varie personalità politiche e non. Un ramo d’interessi, quindi, gestito da Girolamo Archinà, ex responsabile per i rapporti istituzionali, sotto i riflettori dalla scorsa estate a causa di alcune foto che lo ritraevano durante un passaggio di denaro con il consulente tecnico della procura Lorenzo Liberti. Le personalità citate dal gip sono tantissime: dal sindaco Ippazio Stefàno al presidente della Provincia Gianni Florido, dall’onorevole Ludovico Vico a don Marco Gerardo (segretario dell’ex arcivescovo di Taranto), fino ad arrivare ai poteri forti come il presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Per quest’ultimo, sempre secondo il gip, si parla di “numerosi e costanti contatti con Girolamo Archinà”, con lo scopo di far tacere Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, “colpevole” di aver redatto relazioni non proprio confortanti sui livelli d’inquinamento dell’industria.

Dal canto suo, con un comunicato stampa l’Ilva continua ad affermare di essere vittima di strumentalizzazioni ritenendo inconsistenti gli eccessi di mortalità dovuti alla propria attività industriale.

Cosa succederà da ora? La situazione è drammatica: circa 5000 lavoratori dell’impianto a freddo rischiano il licenziamento e con loro, conseguentemente, altri 2500 dipendenti degli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Marghera. Anche il danno economico sarà notevole, con miliardi di euro di perdite.

Vi invitiamo a seguire i nuovi sviluppi della vicenda nel post di venerdì 30.

Ferrante: “A Taranto non esiste un’emergenza ambientale”.

Sembra incredibile, eppure è successo ancora.

aaaa.jpgA Taranto non esiste alcuna emergenza ambientale e sanitaria.

E’ questo, in breve, quello che ha dichiarato il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante (in foto), secondo alcune perizie affidate ad “esperti di alto livello”, che saranno rilasciate nei prossimi giorni. Ciò che è emerso, sempre secondo Ferrante, è uno scenario simile ad altre città italiane e che solo la chiusura dello stabilimento porterebbe a conseguenze drammatiche, per la città e per la nazione intera. Le ripercussioni sullo stato occupazionale inizieranno già da dicembre, con la chiusura dell’altoforno 1. Infine, Ferrante ha fatto presente che lo stabilimento ha mostrato piena disponibilità nell’ammodernare le strutture, con una spesa di più di 5 miliardi di euro per le  nuove tecnologie.

Di diverso avviso è il presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, che ha scritto al presidente del Consiglio, Mario Monti, per sollecitare il governo a dare risposte concrete al preoccupante problema ambientale e occupazionale tarantino. In particolare, Florido ha chiesto provvedimenti “chiari, incisivi e utili alla soluzione dei problemi” per rassicurare la comunità tarantina.

Come sempre, ognuno tragga le proprie riflessioni.

Rubati cigni all’interno della Villa Peripato: la città si indigna!

La Villa Peripato è, da sempre, uno dei luoghi più amati dai bambini di Taranto, per vari motivi.

aa.jpgUno di questi è l’essere uno dei pochi spazi verdi pubblici della città, dove giocare o anche solo rilassarsi, ma, a rendere questo posto così particolare, è la presenza di graziosissimi animali, come papere e cigni, che divertono i più piccoli con la loro dolcezza.

La notizia di oggi è che alcuni di questi cigni, presenti all’interno della villa, sono stati rubati da ignoti, per giunta in pieno giorno e nonostante il presidio della vigilanza e delle forze dell’ordine.

La notizia ha scosso profondamente il sindaco Stefàno, che ha subito richiesto di rintracciare i delinquenti mediante l’uso delle telecamera di videosorveglianza e ha condannato gli stessi di un crimine contro la città e, in particolar modo, i bambini. Inoltre ha ammonito i cittadini di avere più cura della propria città e di rispettare l’ambiente.

“Terra e sangue”: turismo e arte alla riscoperta del territorio massafrese

Turismo, cultura e natura.

slide1.jpgDa sabato 7, per tre week-end, partirà il progetto “Terra e sangue”, che unisce turismo e cultura, promosso dalle associazioni “La Rupe” e “Terra di Puglia”, presso la Masseria Accetta Grande di Massafra.

Scopo del progetto è riportare indietro nel tempo i visitatori, allietando la visita con la degustazione di prodotti tipici. Inoltre, sarà possibile ammirare la mostra fotografica sulla civiltà contadina a cura dell’associazione “Grandangolo”.

In serata, infine, andrà in scena il musical “La lupa. Tormento di un amore”.

Inizio evento: ore 19. Ingresso: 12 euro (10 euro per gruppi superiori a 10 unità, 6 euro per bambini dai 6 ai 12 anni, gratis sotto i sei anni). Per info: 345890341 – www.terraesangue.it . La Masseria Accetta Grande si trova in Strada Provinciale 40, tra Massafra e Statte.

Nuovo caso ambientale: “acqua nera” prelevata dal mare

Altro disastro ambientale a Taranto.

cc.jpgQuesta volta, a sollevare un nuovo scandalo, ci ha pensato l’ambientalista Fabio Matacchiera, con un video pubblicato sul web che ha destato non poco scalpore.

Nelle riprese, infatti, si vede Matacchiera che immerge un sacchetto nelle acque del mar Grande, vicino agli scarichi dell’Ilva e alla raffineria Eni, e, tirandolo su, riemerge ripieno di un “liquido nero” (molto probabilmente petrolio).

Il video, che in pochi giorni ha totalizzato circa 30 mila visite, è stato posto all’attenzione del direttore dell’Arpa, il professor Giorgio Assennato, che ha peraltro confermato l’altissimo livello di inquinamento di quel sito. L’Ilva, dal canto suo, ha prontamente smentito la propria responsabilità sull’accaduto e ha subito minacciato azioni legali, a tutela della propria immagine, contro Matacchiera e contro i giornalisti che divulgheranno il video in questione.

L’ambientalista tarantino, comunque, ha ricevuto la solidarietà del web e di esponenti del mondo politico, come il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che ha dichiarato che effettuerà personalmente un sopralluogo sullo stesso punto incriminato nel video, per constatare la gravità della situazione.

Scaricati in mare 15 tonnellate di carburante: Taranto non conosce pace!

Quando si è diffusa la notizia di cui parleremo qui sotto, qualcuno non ha retto la rabbia e ha pianto.

showNextPhoto().jpgQualcun altro si è limitato a sfogarsi su Facebook o di persona e più o meno tutti hanno perso definitivamente la pazienza.

Taranto sta diventando il buco nero dell’Italia e la cosa sta diventando definitivamente inaccettabile.
Cosa è successo? Esattamente un mese fa, accadde un fatto analogo (seppur con le dovute proporzioni), di cui parlai anche in questo post, ovvero che un depuratore guasto scaricò in mare, accidentalmente, una notevole quantità di liquami, rifiuti e materiale inquinante.

Ebbene, è di ieri la notizia che una nave ha scaricato in mare circa 15 tonnellate di carburante, ricoprendo una superficie d’acqua di 800 (!!) metri quadrati. Proprio in queste ore, si sta cercando di recuperare il carburante dal mare tramite i mezzi dell’Ecotaras, azienda che offre servizi e prodotti anti-inquinamento, ma la situazione è tragica. Di diverso avviso è l’Arpa che, tramite il suo direttore, ha affermato che la situazione è assolutamente sottocontrollo.

Secondo l’Ansa, l’incidente è avvenuto avant’ieri notte (ma solo l’indomani mattina è stato possibile accertare il danno) ed è stato causato da una nave battente bandiera panamense, probabilmente a causa di una procedura sbagliata, un errore di manovra.

La notizia ha lasciato la città sconcertata e, ancora una volta, delusa e affranta. Perché Taranto viene ripetutamente violentata da un punto di vista ambientale? Si può parlare solo di sfortuna o sarebbe meglio capire razionalmente cosa sta accadendo? Ormai, la situazione ambientale di Taranto è al centro dell’agenda nazionale.
Attendiamo delle risposte e saremo ben lieti di dare la parola su questo blog a chi vorrà approfondire l’argomento.

Depuratore guasto e rifiuti in mare: di chi è la colpa?

Di male in peggio, oserei dire.

liq.jpgDa un punto di vista ambientale, Taranto sembra non conoscere pace e l’ennesima brutta notizia non fa che aumentare il già più che motivato pessimismo.

Lo scorso martedì 13 marzo, il guasto del depuratore “Gennarini” ho provocato la dispersione in mare, precisamente nei pressi di Lido Bruno, di una notevole quantità di liquame , liquidi e rifiuti.

Il danno è incredibile: ad occhio nudo, è stata visibile una “pozza d’acqua marrone” di circa 50 metri e un odore assolutamente sgradevole anche a distanza di decine di metri.

Guardia costiera, Arpa e procura di Taranto sono attualmente a lavoro per indagare sul fatto. Le prime notizie ci segnalano che il guasto al depuratore è avvenuto tra il 7 e l’8 marzo e che non è la prima volta che avviene un disagio del genere, come segnalato anche dal Wwf, che non ha nascosta la preoccupazione circa la totale assenza di provvedimenti definitivi in passato.

A breve, si farà chiarezza su chi cadrà la responsabilità dell’accaduto. Come sempre, vi terremo aggiornati.

Ilva: una questione di stato?

Il problema dell’inquinamento ambientale a Taranto è un dato di fatto non solo molto preoccupante, ma neanche recente.

ilva.jpgA quanto pare, però, l’annosa situazione Ilva finalmente è stata posta all’attenzione del nostro attuale governo, e in particolare al ministro della salute Renato Balduzzi su richiesta di Nichi Vendola, governatore della regione Puglia.

Sulla base delle recenti (e disastrose) perizie, infatti, Vendola ha richiesta un maggiore impegno sul piano della prevenzione e della ricerca, nonché maggiori fonti economiche per affrontare l’emergenza. Il governatore pugliese ha messo in evidenza i grandi danni ambientali provocati dagli ultimi 60 anni dalla vecchia Italsider e dall’attuale Ilva e del bisogno estremo di una bonifica. Staremo a vedere.

Nel frattempo, è interessante notare che su Facebook c’è anche chi, invece, si è schierato dalla parte dell’impianto siderurgico. In un gruppo creato sul social network recentemente, dal nome “Taranto e ILVA Insieme”, ci sono più di mille iscritti che, quotidianamente, difendono l’operato dello stabilimento siderurgico, sostenendo che, proprio grazie a questo, hanno avuto la possibilità di metter su famiglia, di lavorare nella propria città natale e in assoluta professionalità e sicurezza. L’altra faccia della medaglia?

Vi informeremo, ovviamente, dei nuovi risvolti della spinosa faccenda.

“RespiriAmo Taranto”: il rispetto per l’ambiente si scontra con la politica

Oggi parliamo di calcio, ma chi non lo sopporta può star tranquillo: non parleremo di classifiche, gol, polemiche, stadi e quant’altro.

maglia.jpgParleremo invece di una vicenda alquanto strana. I fatti sono questi: il Taranto Calcio ha sfidato lo scorso sabato la Ternana, per una gara molto importante di campionato.

La dirigenza ha fatto richiesta alla Lega Pro per riportare sulla propria maglia la dicitura “RespiriAmo Taranto”, una forma di sensibilizzazione al grosso problema dell’inquinamento a Taranto.

In un primo momento la Lega Pro dà il via libera, poi ritratta e nega l’autorizzazione. Si giustifica dicendo che in quella scritta ci sono “connotati di natura politica”, una motivazione sopraggiunta dopo alcune segnalazioni da un mittente sconosciuto.

Giustamente, sui social network scoppia la polemica: cosa ci sia di politico in tutto ciò non è ben chiaro. Per giunta, esiste un diritto sacrosanto: quella alla libera espressione. E poi il diritto a vivere in una città pulita, il diritto alla salute, ecc.

Alla fine il Taranto è sceso in campo con la consueta seconda maglia, di colore bianco, senza la “temibile” scritta. Ma la questione è tutt’altro che chiusa.

Taranto e l’ambiente: a breve parco eolico ed inceneritore dei rifiuti

Oggi vi diamo due notizie, entrambi meritevoli di attenzione e riflessione.

cim.jpgRispecchiano un po’ quelle che sono le due facce di Taranto: quella che produce energia pulita e quella che costituisce una minaccia per l’ambiente.

La prima è che sarà costruito a Castellaneta, entro la fine del 2012, un nuovo parco eolico, indispensabile per fornire a più di centomila cittadini italiani forme di energia pulita, evitando la dispersione nell’ambiente di sostanze nocive.

Le turbine eoliche saranno assegnate dalla Vestas, azienda già in mostra per la promozione dell’energia pulita e per lo sviluppo dell’occupazione e della crescita economica in diverse città italiane.

La seconda, e ahimè meno piacevole, notizia è che a breve a Taranto sarà installato il quarto inceneritore dei rifiuti. Il suddetto avrà una capacità di smaltimento di circa 8500 tonnellate di rifiuti, anche pericolosi. L’inceneritore sarà costruito in zona Tamburi, quartiere già particolarmente a rischio per la vicinanza con l’industria siderurgica dell’Ilva.

Cosa ne pensate?